Cosa causa l’afantasia: scienza, genetica e connettività cerebrale spiegate
January 30, 2026 | By Adrian Keller
Avete mai chiuso gli occhi cercando di immaginare un tramonto, per vedere solo uno schermo vuoto? Se “visualizzare” vi sembra una metafora incomprensibile, probabilmente sperimentate l’afantasia. Questa incapacità di generare immagini mentali volontarie può creare confusione, portando molti a chiedersi: Sono nato così o è successo qualcosa?
Questa guida esplora le esatte cause dell’afantasia, analizzando la scienza della connettività cerebrale, il ruolo della genetica e i rari casi di afantasia acquisita. Che cerchiate risposte per voi stessi o stiate valutando di fare un test online per l’afantasia per confermare i vostri tratti, comprendere la causa è il primo passo verso l’auto-accettazione.

Afantasia congenita: nascere senza immagini mentali
Per la maggior parte delle persone, la causa dell’afantasia è semplicemente biologica. Si parla di afantasia congenita: presente dalla nascita. Non è una condizione che hai “preso” o un’abilità dimenticata, ma un tratto permanente, come essere mancini o avere un colore degli occhi specifico.
Chi ha afantasia congenita spesso dà per scontato che espressioni come “immagina questo” siano metaforiche. Possono volerci anni—a volte decenni—per capire che altri vedono realmente immagini nella mente.
L’afantasia è ereditaria? Il legame familiare
Se hai l’afantasia, è probabile che tu non sia l’unico nella tua famiglia. Le ricerche suggeriscono fortemente una componente ereditaria. Gli studi indicano che chi ha afantasia ha più probabilità di avere un parente di primo grado—genitore o fratello—con la stessa caratteristica.
Sebbene non sia stato individuato un singolo “gene dell’afantasia”, il modello di trasmissione indica una componente genetica complessa. Vale la pena chiedere ai familiari delle loro capacità di visualizzazione: potreste scoprire che il vostro “occhio della mente cieco” è un tratto condiviso.
Tratti evolutivi: perché non è un “difetto”
Un timore comune è che l’afantasia congenita sia un disturbo dello sviluppo o una disabilità. È un fraintendimento. L’afantasia non influenza l’intelligenza (QI), la capacità di apprendere o il potenziale creativo.
Molti artisti, scienziati e scrittori di successo hanno l’afantasia. Invece di affidarsi alla memoria visiva, i loro cervelli sviluppano strategie verbali, logiche o spaziali. Non è un pezzo mancante, ma un sistema operativo diverso. Il vostro cervello elabora perfettamente le informazioni, ma percorre una strada differente.
Neuroscienze: cosa succede nel cervello?
Per capire cosa causa l’afantasia, dobbiamo guardare dentro il cervello. La visualizzazione non è magia, ma una rete complessa di segnali. Per la maggior parte, pensando a una mela, il lobo frontale (centro decisionale) invia un comando alla corteccia visiva (parte che vede).
Nell’afantasia, questa rete specifica si comporta diversamente.
La teoria della disconnessione: lobo frontale vs. corteccia visiva
Le teorie neurologiche attuali suggeriscono che l’afantasia sia causata da una connessione “attenuata” tra queste due aree cerebrali.
Ecco un esempio semplice:
- La richiesta: la corteccia frontale decide di “vedere” una mela.
- Il segnale: invia un messaggio alla corteccia visiva.
- Il risultato: nel cervello tipico, la corteccia visiva si attiva creando l’immagine. Nell’afantasia, il segnale è troppo debole per innescare la ricostruzione visiva.
La corteccia visiva funziona—si vede perfettamente. Il problema riguarda il recupero volontario delle immagini dalla memoria.
Visualizzare il gap
Immaginate un computer scollegato dal monitor. Il computer (il vostro lobo frontale) esegue il programma perfettamente. Sa come dovrebbe essere l’immagine, ma il cavo (la corteccia visiva) è scollegato o difettoso.
I dati ci sono—sapete che una mela è rotonda e rossa—ma lo schermo rimane nero. Questa “disconnessione” è la principale spiegazione scientifica dell’afantasia cerebrale.

Afantasia acquisita: un trauma o un infortunio possono causarla?
Raramente, si può perdere la capacità di visualizzare. È l’afantasia acquisita: a differenza di quella congenita, chi ne soffre ricorda come fosse visualizzare e spesso vive il cambiamento con angoscia.
Se avevate una vivida immaginazione e l’avete persa improvvisamente, la causa è probabilmente esterna, non genetica.
Fattori psicologici: lo stress blocca l’occhio della mente?
Un trauma emotivo può causare afantasia? In alcuni casi sì. Stress estremo, ansia o depressione possono “spegnere” le immagini mentali, come meccanismo protettivo. Se visualizzare ricordi è doloroso (es. PTSD), il cervello può sopprimerle per evitare di rivivere il trauma.
Questa forma è talvolta psicogena—originata da processi psicologici. In questi casi, la visualizzazione può tornare elaborando il trauma sottostante, ma varia da persona a persona.
Cause fisiche: ictus, interventi e lesioni
Danni fisici al cervello possono interrompere la rete necessaria alla visualizzazione:
- Traumi cranici: commozioni o lesioni possono danneggiare il cablaggio cerebrale.
- Ictus: se colpisce l’arteria cerebrale posteriore o la corteccia visiva, può compromettere la visualizzazione.
- Chirurgia: raramente, interventi al cervello possono influenzare questi percorsi.
Se avete perso improvvisamente la visualizzazione dopo un evento medico, discutetene con un neurologo: il sintomo offre indizi sulle aree cerebrali coinvolte.
Neurodiversità: ADHD, autismo e la mente
Esplorando le cause dell’afantasia, molti incrociano altre forme di neurodiversità. Si nota una sovrapposizione con disturbi come lo spettro autistico (ASD) e l’ADHD.
L’afantasia e l’autismo
Alcuni studi indicano una maggiore prevalenza di afantasia tra persone autistiche. Entrambe le condizioni coinvolgono differenze nell’elaborazione sensoriale: l’autismo influisce su come processate stimoli esterni, l’afantasia su quelli interni.
Essere autistici può significare un pensiero sistematico o logico, allineato alla natura non-visiva dell’afantasia. Ma una non causa l’altra: sono tratti distinti che spesso coesistono.
ADHD e la mente non-visuale
C’è un legame tra afantasia e ADHD? Molte persone con ADHD riferiscono immagini estremamente vivide (iperfantasia) o nessuna immagine.
Per chi ha ADHD e afantasia, ricordare può essere complesso. Non potendo “ripassare” un ricordo visivo (es. dove sono le chiavi), ci si affida alla memoria semantica (fatti) o muscolare. Capire questo legame aiuta a creare strategie organizzative che non richiedano un “occhio della mente” assente.

Checklist rapida: segni che le tue “cause” sono biologiche
Prima di saltare a conclusioni, verificate se ciò che vivete è davvero afantasia. A volte interpretiamo male le nostre esperienze interne.
Usate questa checklist per vedere se la vostra esperienza allinea con i tratti biologici dell’afantasia:
- Il “test della mela”: chiudete gli occhi e immaginate una mela rossa. Vedete colori e forme, o solo “sapete” che è una mela? (Niente visione = afantasia).
- Memoria visiva: potete immaginare il volto di una persona cara, o ricordate solo fatti (es. “ha gli occhi azzurri”)?
- Immagini involontarie: sognate visivamente? Chi ha afantasia spesso può vedere nei sogni. Ciò conferma che la corteccia visiva funziona; il problema riguarda solo il controllo volontario da svegli.
- Suoni e tatto: riuscite a immaginare una canzone o la sabbia? Alcuni afantasici mancano di tutti i sensi mentali (afantasia totale), altri solo di quello visivo.
Se avete risposto “no” a vedere la mela o i volti, ma “sì” ai sogni visivi, il vostro profilo corrisponde fortemente al modello neurologico di afantasia congenita.
Misurare lo spettro: come esplorare l’occhio della mente
Capire cosa causa l’afantasia—che sia genetica o cablaggio cerebrale—è un enorme sollievo. Conferma che non state “sbagliando”, ma siete semplicemente costruiti diversamente.
Il passo successivo non è una diagnosi medica (non è una malattia), bensì l’auto-scoperta. La visualizzazione non è bianco o nero, ma uno spettro. Alcuni non vedono nulla, altri contorni sfumati. Capire dove vi posizionate aiuta a identificare stili di apprendimento e punti di forza cognitivi.
Comprendere la scala VVIQ
Lo strumento principale per misurare questo tratto è il Questionario sulla Vividezza dell’Immaginazione Visiva (VVIQ). È lo stesso strumento usato dai ricercatori negli studi citati per identificare l’afantasia.
Il VVIQ chiede di visualizzare scenari specifici (es. un’alba o una vetrina) e valutarne la chiarezza. Trasforma una sensazione vaga in un punteggio concreto.
Auto-scoperta, non diagnosi
Offriamo uno strumento specializzato per aiutarvi in questo percorso. È progettato per essere educativo e riflessivo.
Se siete curiosi delle vostre capacità di visualizzazione, considerate di fare il nostro Test VVIQ per Afantasia. È gratuito, richiede pochi minuti e offre insight immediati sul vostro profilo cognitivo.
Questo passo può spostarvi dal chiedervi “Perché sono così?” al comprendere “Come posso sfruttarlo a mio vantaggio?”.
Un modo diverso di pensare
Che la vostra afantasia sia causata da genetica, connettività cerebrale o esperienze, è una parte fondamentale di voi. Non è un ostacolo al successo o alla creatività, ma un modo diverso di pensare.
Comprendendo le cause, vi liberate dalla pressione di “sforzarvi” per visualizzare. Potete invece concentrarvi sui punti di forza della vostra mente non-visiva—logica, precisione verbale e capacità di vivere il presente senza distrazioni di immagini mentali.
Per approfondire i vostri risultati, esplorate la nostra guida completa al test per afantasia per scoprire di più sui vostri tratti cognitivi unici.
Domande frequenti
Perché riesco a sognare ma non a visualizzare da sveglio?
È comune. Sognare è un processo involontario guidato dal tronco encefalico e corteccia visiva (elaborazione bottom-up). La visualizzazione volontaria richiede al lobo frontale di “comandare” un’immagine (elaborazione top-down). Nell’afantasia, il cavo volontario è scollegato, ma lo “schermo” (corteccia visiva) funziona durante il sonno.
L’afantasia è legata a un QI alto?
Non c’è correlazione diretta tra afantasia e QI basso o alto. Chi ha afantasia copre tutto lo spettro d’intelligenza. Alcune evidenze suggeriscono eccellenze in campi scientifici o matematici grazie a forti capacità logiche, ma è una tendenza, non una regola.
L’afantasia è considerata una disabilità?
No, l’afantasia è generalmente considerata un tratto neurodivergente, non una disabilità. Non impedisce una vita piena e indipendente. Può però rendere più impegnativi alcuni compiti (es. descrivere un volto a un ritrattista o ruotare oggetti 3D mentalmente).
Si può curare l’afantasia congenita?
Attualmente non esiste una “cura”, e molti esperti ritengono inutile curarla. Alcuni sperimentano esercizi di “Image Streaming” per migliorare la visualizzazione, ma con risultati variabili. Accettazione e adattamento sono solitamente più efficaci che forzare il cervello a cambiare cablaggio.
Ansia o depressione possono causare afantasia?
Sì, nel contesto di afantasia psicogena. Ansia o depressione gravi possono attenuare le immagini mentali come meccanismo di coping. Se sospettate un legame con problemi di salute mentale, consultare un terapista è consigliato per affrontare le cause sottostanti.